DIRITTI UMANI: RAPPORTO AMNESTY INTERNATIONAL, “LA GLOBALIZZAZIONE NON SIA UNA SCUSA”

“La globalizzazione non deve essere una scusa per gli Stati di abdicare al proprio dovere di difendere i diritti umani. Anche l’Italia, nella sua azione bilaterale con altri governi, avrebbe potuto fare di più”. Così si è espresso Daniele Scaglione, presidente di Amnesty internationale Italia, durante l’odierna presentazione, a Roma, del Rapporto annuale 2001 che registra le violazioni dei diritti umani in tutti i Paesi del mondo. Secondo Amnesty international la sfida attuale consiste “nel far assumere agli Stati le proprie responsabilità che, invece in nome della globalizzazione, tendono a dimenticare”, visto che oggi i “nuovi attori sono le multinazionali e le grandi agenzie internazionali come la Banca mondiale”. Scaglione ha citato, come esempio, i casi delle compagnie petrolifere Shell “che determina le politiche economiche del governo nigeriano” e BP in Colombia “che ha ottenuto protezione dalle forze di sicurezza colombiane in cambio di informazioni sulla popolazione”. Il Rapporto documenta esecuzioni extragiudiziali in 61 Paesi, esecuzioni capitali in 28 Paesi, sparizioni forzate in 30, detenzione di prigionieri d’opinione in 63 Paesi e casi di tortura e maltrattamenti in 125 Paesi. Durante il 2000, inoltre, almeno 1.457 prigionieri hanno subìto la pena capitale in 28 Paesi e 3.058 sono state condannate a morte in 65 Paesi (casi documentati, ma il numero è sicuramente superiore). Mentre in alcuni Paesi, come in Cile, vengono fatti dei passi in avanti con l’abolizione della pena di morte, in altri vi sono dei “ritorni di fiamma”, ad esempio in Indonesia, Trinidad, Tobago e in Botswana, che hanno deciso di recente di ripristinare la pena capitale.