“Un ‘battesimo’ della società islamica e non degli individui”, puntando “sul cambiamento della condizione femminile, dei concetti di dignità e libertà”. È la proposta per Medio Oriente e Nord Africa del gesuita egiziano Henri Bulad, già direttore della Caritas Egitto, intervenuto al seminario “La Caritas nei Paesi islamici”, in corso oggi a Roma e promosso dall’Area internazionale di Caritas italiana. “L’azione sociale e la testimonianza dei cristiani hanno toccato molto i fratelli musulmani – ha sottolineato padre Bulad – ma bisogna pensare allo sviluppo delle persone e delle coscienze, non solo delle economie”. In Medio Oriente, ha ricordato, “le scuole cristiane hanno contribuito al cambiamento della concezione della donna”; e sono proprio i valori umani “l’unica base comune per creare una società multietnica e plurireligiosa”. A questo proposito, da 25 anni il gesuita propone nelle scuole di Alessandria d’Egitto un “corso ‘di vita’, comune per musulmani e cristiani, per riflettere insieme sui valori e cambiare i pregiudizi reciproci. La sfida essenziale del futuro, per la Chiesa e l’Islam, si gioca nel rapporto con la modernità”. Senza dimenticare “il ruolo vitale della presenza cristiana araba, altrimenti non si potrà recuperare il cristianesimo orientale e mancherà la testimonianza della cattolicità della Chiesa”.