PILLOLA RU486: SPAGNOLO (ISTITUTO BIOETICA UNIVERSITÀ CATTOLICA), “NON SI DICE LA VERITÀ”

“Per quanto si tratti di un metodo alternativo all’aborto, da attuare sempre nell’ambito della legge 194/78, l’uso della RU486 pone numerosi e gravi interrogativi etici di cui spesso non si parla”. Lo ha spiegato al Sir Antonio G. Spagnolo, dell’Istituto di bioetica dell’Università Cattolica, commentando le recenti affermazioni del ministro della Sanità Umberto Veronesi in merito alla liceità della sperimentazione, nei sei ospedali che ne hanno fatto richiesta, della pillola Ru486, un farmaco in grado di provocare l’interruzione della gravidanza e la successiva espulsione dell’embrione. Fuorviante, per Spagnolo, “il fatto che di questo metodo venga sottolineato, rispetto alla procedura tradizionale, solo il presunto vantaggio per la donna, e non anche i rischi connessi, come quello di gravi emorragie”. Quanto al meccanismo d’azione, “non viene mai detto – aggiunge – che l’efficacia abortiva del farmaco non è del 100%, e che è necessario dare il ‘colpo di grazia’ attraverso la successiva somministrazione di prostaglandine poiché, se la Ru486 fallisce come abortivo, può determinare comunque tali malformazioni nell’embrione da renderne necessaria l’eliminazione, anche senza l’assoluta certezza della sua morte”. Il fatto poi che la richiesta di sperimentazione parta dalle Aziende sanitarie “non conferisce di per sé eticità alla sperimentazione stessa per la quale, come per ogni sperimentazione clinica, deve essere chiesto il parere del Comitato etico locale”. Inoltre, trattandosi di sperimentazione associata all’aborto, precisa Spagnolo, “nessuna linea guida internazionale in materia di sperimentazione ne stabilisce a priori l’ammissibilità”. Non si tratta “di mera e asettica sperimentazione scientifica, ma di una pratica che calpesta il sentimento del rispetto della vita e si accanisce su chi è già condannato a morte dalla decisione della madre di abortire”. E a questo proposito, rimarca, “occorre ribadire che non è eliminando la procedura chirurgica che si può prevenire il trauma dell’aborto, quanto piuttosto offrendo delle alternative ad esso, come chiaramente indicato dalla legge 194; purtroppo, invece, i medici si preoccupano soltanto di indirizzare la ricerca per rendere più facile l’interruzione di gravidanza andando, paradossalmente, contro i principi della legge stessa”. ” “” “