La globalizzazione, pur offrendo “il vantaggio di avvicinare i popoli e le culture, rendendo più accessibili a ciascuno innumerevoli messaggi, non facilita tuttavia il discernimento e una sintesi matura, favorendo un atteggiamento relativistico che rende più difficile accettare Cristo come ‘via, verità e vita’”. E’ la preoccupazione espressa oggi da Giovanni Paolo II, durante la celebrazione eucaristica a conclusione del Concistoro straordinario. Secondo il Papa anche l’ambito interrogativi morali “sul piano dei grandi temi della bioetica, oltre che su quelli della giustizia sociale, dell’istituzione familiare, della vita coniugale”, “mettono in questione” il destino dell’umanità. Tra le “sfide enormi” che la Chiesa si trova oggi ad affrontare – mentre “il processo di secolarizzazione continua a erodere la tradizione cristiana anche di Paesi di antica evangelizzazione” – vi è, secondo il Papa, “un cambiamento generale dell’orizzonte culturale, dominato dal primato delle scienze sperimentali”: “Anche quando si mostra sensibile alla dimensione religiosa e sembra anzi riscoprirla – ha detto -, il mondo moderno accetta al massimo l’immagine di Dio creatore, mentre trova difficile accogliere” lo ‘scandalo’ di un Dio che per amore entra nella nostra storia e si fa uomo, morendo e risorgendo per noi”. Da qui la sfida “per le scuole e le Università cattoliche, come pure per i centri di formazione filosofica e teologica dei candidati al sacerdozio, luoghi tutti nei quali occorre offrire una preparazione culturale che sia all’altezza del momento culturale presente”. Molte questioni affrontate durante il Concistoro, ha annunciato, “saranno riprese nel prossimo Sinodo dei Vescovi, che si è dimostrato valido ed efficace strumento della collegialità episcopale, al servizio delle Chiese locali. Da questi il Papa vuole trarre opportune indicazioni operative”. Se la Chiesa è chiamata, “ad un più intenso impegno contemplativo”, “la contemplazione cristiana – ha precisato – non ci sottrae all’impegno storico”.