PEDOFILIA: POLLO, “OCCORRE SMASCHERARE OMERTÀ, ASSENZE, IPOCRISIE”

Per contrastare piaghe come quella della pedofilia non bastano “azioni di polizia”, sia pure “importanti”: bisogna lottare contro la “cecità e l’indifferenza del mondo degli adulti”, rifondando innanzitutto “un tessuto sociale comune”. Ne è convinto il sociologo Mario Pollo, che in un’intervista che sarà pubblicata sul Sir di domani commenta il “blitz” dei carabinieri romani, che hanno arrestato alcuni componenti di un sedicente “Fronte di liberazione dei pedofili”, in possesso di una banca dati di quasi 30 mila nomi di possibili vittime, dei quali ne sono state adescate fino ad oggi 128 (di 37 minori sono già state accertate le violenze subite, mentre per gli altri 91 le verifiche sono ancora in corso). Invece di “chiudere i bambini in una gabbia” o di “controllarli a vista per paura”, sostiene Pollo, il primo problema da porsi, nell’ottica di una seria prevenzione di fenomeni come quelli della pedofilia, “è quello dell’assenza di una comunità, dell’indifferenza reciproca tra persone che abitano lo stesso spazio, incapaci di prendersi cura di chi è al di fuori del proprio ambiente ristretto o della cerchia dei familiari e degli amici, di intervenire a tutela di chi è al di fuori dei propri circuiti, in particolare dei bambini”. Oltre all’ “omertà” e al silenzio dei familiari (in questo caso, però, rotto da una “madre coraggio”, che ha denunciato gli aguzzini del figlio portando così alla cattura di una parte della banda), ciò che colpisce in fatto di pedofilia è, secondo Pollo, la “cecità selettiva” degli adulti: “Un bambino – spiega il sociologo – può anche nascondere, ma non è capace di un grado di simulazione tale da non manifestare i segni di un disagio profondo”. Ma c’è un livello di prevenzione ulteriore, conclude Pollo, che va promosso, ed è quello dell’impegno a “far crescere una cultura che fissi i confini del bene e del male”: spesso, infatti, “le persone che condannano la pedofilia sono le stesse che promuovono la cultura dell’assenza dei limiti. E’ l’ipocrisia di fondo della società consumistica, secondo cui non ci sono limiti, nella soddisfazione dei desideri, al di fuori di quelli del codice penale”.