“In Terra Santa il momento più significativo e il meno mediatizzato è stato senza dubbio quel 23 marzo, quando il Papa si è recato di buon mattino al Cenacolo”. Lo ha dichiarato questa mattina il card. Roger Etchegaray, presidente del Comitato del Grande Giubileo del 2000, intervenendo alla prima sessione del VI Concistoro straordinario con l’intento di decifrare i singoli avvenimenti dell’Anno Giubilare. “In quella alta sala – ha proseguito – non si celebrava alcuna Messa pubblica da circa quattro secoli”. Forse per questo motivo, “quell’Eucarestia nel luogo della sua istituzione aveva qualcosa di surreale e ci rivelava la sua forza invincibile per costruire un mondo nuovo”. Dinanzi alla gioia per tale evento, “come non rammaricarsi – s’è chiesto il card. Etchegaray – che il Giubileo non abbia nemmeno potuto programmare un incontro pancristiano o più semplicemente un incontro nel luogo più naturale, sulla terra di Cristo?”. Così pure, nel panorama del Giubileo, “non ha avuto il giusto rilievo – ha affermato il card. – l’Assemblea interreligiosa che si è tenuta in Vaticano nell’ottobre 1999”. Questa costituiva una sorta “d’approfondimento della Chiesa nella sua missione in seno alla carovana umana dove la pluralità delle religioni s’impone come un fatto”. Altresì, non si possono passare sotto silenzio “i luoghi in cui le celebrazioni giubilari – ha sottolineato il presidente del Comitato del Giubileo – non hanno trovato alcun posto, sia nelle regioni corrose dalla secolarizzazione, sia presso numerose popolazioni che non hanno ancora conosciuto il volto di Cristo”. Questo dimostra che “la ricerca dell’unità visibile della Chiesa – ha concluso il card. – si configuri come una maratona che mette a dura prova la nostra speranza”. (segue)