“Puntiamo a consolidare il vincolo tra albanesi cattolici, senza escludere quelli di altre religioni, valorizzando il loro rapporto con le parrocchie e lo sviluppo dell’associazionismo”. Lo ha sottolineato ieri a Roma padre Bruno Mioli, direttore settore immigrati e profughi della Fondazione Cei Migrantes, a conclusione del simposio “Diamo voce ai cattolici albanesi in Italia”. Dai risultati di un’inchiesta condotta fra gli immigrati cattolici della Terra delle Aquile, sono emersi la nostalgia per la patria di origine, l’ammissione di individualismo e di essere oggetto di pregiudizi. “Dietro alcune forme di razzismo, si cela talvolta la convinzione che la maggioranza debba sempre insegnare qualcosa alla minoranza, con il pericolo di assorbirla oppure di farla chiudere in un ghetto”, ha commentato mons. Luigi Petris, direttore generale della Migrantes, annunciando l’imminente nomina da parte della Cei di un coordinatore nazionale per la pastorale degli albanesi cattolici, “ma è necessaria anche la collaborazione dei laici per creare comunità”.” “Stando alle anticipazione del Dossier statistico immigrazione della Caritas di Roma, all’inizio del 2001 erano più di 142mila gli albanesi in Italia; la cifra aumenta, secondo l’Istat, di circa 30mila unità. Tenendo conto degli irregolari, si arriva a 200mila persone, il 6 % di tutta la popolazione albanese. L’insediamento maggiore è in Lombardia (20mila); seguono Toscana e Puglia (oltre 15mila), Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte (più di 10mila).” “” “” “