Per risolvere la questione mediorientale “restano molti e gravi ostacoli, ma il primo passo verso la pace deve essere la salda convinzione che una soluzione è possibile entro i parametri del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite”. Nel discorso di congedo dalla Siria, pronunciato oggi all’aeroporto di Damasco, prima di partire alla volta di Malta (ultima tappa del 93°viaggio apostolico del Papa, che si concluderà domani), Giovanni Paolo II ha rinnovato l’appello “a tutte le popolazioni coinvolte e ai loro responsabili politici, affinché riconoscano che lo scontro non ha avuto successo e mai lo avrà. Solo una pace giusta può creare le condizioni necessarie allo sviluppo economico, culturale e sociale al quale hanno diritto i popoli della regione”. Salutando il presidente della repubblica araba siriana, Bashar Al-Assad, il Papa ha detto: “Mi avete accolto con cuore aperto e mi avete porto la mano dell’amicizia. Il popolo siriano è famoso per la sua ospitalità, e in questi giorni ha fatto sentire un pellegrino a casa propria. Serberò nel cuore il ricordo della mia visita alla Moschea degli Omayyadi”. Il Pontefice ha pregato, inoltre, “affinché la lunga tradizione siriana di rapporti armoniosi tra cristiani e musulmani continui e diventi sempre più forte”. La Siria, ha concluso il Papa, “è una presenza fondamentale nella vita dell’intera regione” mediorientale, “i cui popoli hanno vissuto a lungo la tragedia della guerra e del conflitto. Affinché si apra la porta della pace, però, devono essere risolte le questioni fondamentali della verità e della giustizia, dei diritti e delle responsabilità”. ” “” “