GERMANIA: ITALIANI ESPULSI PERCHÉ “PESO PER LA SOCIETÀ”

Accompagnati al confine ed espulsi con l’etichetta di “persona indesiderata”. I “cacciati” sono cittadini italiani residenti in Germania da decenni, spesso nati in terra tedesca. Molti sono figli di emigrati di seconda e terza generazione che, per lo più, hanno problemi di droga. Succede nella regione tedesca di Baden Wurttemberg ormai da diversi anni, ma il fenomeno ha assunto dimensioni allarmanti negli ultimi tempi: nel solo ’99 sono state espulse dalla Germania 480 persone con passaporto italiano, quasi tutte dalla regione del Baden Wurttemberg e, in parte, dalla Baviera. La denuncia – a cui il Sir dedica un servizio nel prossimo numero in uscita venerdì – è partita dalle associazioni dei nostri connazionali emigrati, insieme alla richiesta di aiuto: “Queste persone non conoscono l’Italia né la lingua, non hanno nessun parente che li accolga e, soprattutto, hanno bisogno di cure. Aiutateci”. L’appello è stato raccolto da qualche mese dai vari Ce.i.s. (Centro di solidarietà) del Veneto, che si sono subito attivati. Ad essere espulsi – spiega Daniele Corbetta, direttore generale del Ce.i.s. di Treviso – sono singoli o intere famiglie perché sono “momentaneamente disoccupate o con stipendi troppo bassi, considerate ‘a rischio’ di assistenza sociale e, quindi, un peso per la società e per il welfare tedesco; e poi, persone finite in carcere, recidive, per reati comuni o, più frequentemente, legati all’uso di droga”. Per le associazioni degli italiani all’estero, questa pratica nasce da “un’interpretazione distorta delle normative comunitarie” ed è “una violazione dell’art. 48 del Trattato di Roma e degli accordi di Schengen. Le associazione hanno quindi richiamato la Commissione europea e la Corte di Giustizia europea chiedendo loro “un serio pronunciamento” affinchè “le leggi comunitarie siano rispettate e nessun paese dell’Unione possa cacciare dal proprio territorio una persona perché malata, disoccupata o semplicemente povera”.