CHIESA E COMUNICAZIONE: ERRI DE LUCA, LA PAROLA SACRA DEVE “RISALIRE LA CORRENTE”

In un’epoca di “alluvione di parole, che non trattiene niente, perché tutto va a finire nel mare”, la parola sacra “ha il compito assurdo di risalire la corrente, di impedire la discesa precipitosa delle parole verso il niente”. Lo ha detto lo scrittore Erri De Luca, intervenendo oggi a Roma al convegno su “Annunciare il Vangelo nella cultura dei media”, promosso dall’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. L’ebraico, ha osservato De Luca, “è una lingua che risente della pressione gigantesca esercitata su di essa da una Parola che ‘precipita’ da un Dio infinito e che decide di restringersi nell’imbuto del linguaggio per farsi rivelazione”. E la parola “rivelazione”, in ebraico, per De Luca “è sottoposta all’inaudita pressione del senso”, è “una parola incandescente” che nel Nuovo Testamento “si trasforma dentro la carne del Figlio di Dio, diviene parola che si è fatta carne, fatto compiuto della parola, nella maniera più oscena: il supplizio di un corpo giovane che resiste fino alla fine alla distruzione e all’insostenibile potenza della Resurrezione”. Che cosa resta, oggi di questa “esplosione di potenza incarnata”, si è chiesto allora De Luca? Apparentemente solo “un resto, un rimasuglio”, ma che – come fa il pastore che tenta di strappare la pecora al leone – testimonia “lo sforzo dell’uomo, il segno della sua resistenza, della sua lotta alla perdita totale”. Il “resto”, insomma, è oggi “ciò che può rimanere del viaggio all’indietro della parola rivelazione contro le parole impetuose e vuote che precipitano a mare”. C’è un’altra parola, per De Luca, che occorre recuperare: la parola “bellezza”, che “non è ornamento e non è cipria, ma corpo, vita, sostanza della rivelazione. Il solo fatto che Dio ‘volesse’ dire, rendeva ‘bella’ la creazione. Nel riscattare la Parola contro la corrente, i nostri ‘rimasugli’ – ha concluso De Luca – devono contenere la bellezza, la forza di questa commozione”. ” “” “