CARCERE: VIA CRUCIS A REBIBBIA, IN PREGHIERA PER L’ULTIMO SUICIDIO

“Ci chiediamo come avvicinare il mistero di chi nasce, vive e muore al pari di una meteora, procurandosi la morte e scomparendo senza che nessuno se ne accorga”. Così don Roberto, uno degli assistenti spirituali del carcere romano di Rebibbia, ha ricordato l’ultimo suicidio di un detenuto, Walter, avvenuto lì sabato scorso. Lo ha fatto durante una Via Crucis che si è svolta nel cortile della casa circondariale, per la prima volta, il 27 marzo, di cui il Sir parla in un ampio servizio che sarà pubblicato nel bisettimanale di domani. Durante una tappa della Via Crucis don Roberto ha fatto una similitudine tra la vita del carcerato e l’esperienza di Gesù: “Vita familiare faticosa. Gli amici si allontanano. I figli sono scherniti a scuola. Disperazione, ribellione, autolesionismo, suicidio, peso di miseria e lunghe attese: quante sofferenze… Il male procurato a se stessi è solo l’ultima tappa”. E come Gesù è spogliato delle sue vesti così “il detenuto è spogliato di tutto – ha detto -. La stanza dove avvengono le perquisizioni, il casellario, è simbolo della propria nudità, luogo dove si abbassa di molto la soglia dei propri diritti”. Gesù muore in croce, solo, “come chi è in carcere, senza nessuno, senza un fiore, senza un amico”. Il suicidio di Walter “è avvenuto alle 12, nell’ora in cui Gesù inizia la sua agonia. Ho pensato a Cristo quando ho visto quel corpo senza vita e senza nessuno”, ha aggiunto don Roberto: “Una morte che ci interroga su quello che succede nel mondo del silenzio. Una morte che è desolazione, disperazione, solitudine. Un non accettare la pena, le difficoltà della vita, l’essere giudicato. Una morte come quella di Gesù, dove il carcere è sepolcro per molti”. Don Guerino di Tora, direttore della Caritas romana, ha poi annunciato un “piccolo segno di solidarietà”: l’appartamento di via Milazzo, già sede di una cooperativa, ora viene messo a disposizione dalla Caritas “per quei detenuti che hanno il permesso ma non un luogo dove incontrare i parenti”. Si aggiunge ai due alloggi di via dei Giubbonari e via di Grotta Pinta. ” “” “