DISAGIO PSICHICO: MURA, DIPENDE ANCHE DALLA “BANALIZZAZIONE DEL MALE”

La “banalizzazione del male” porta a “forme di disagio psichico grave, che in alcune forme patologiche conduce a non provare più nessun tipo di sentimento o di emozione”. A farlo notare è Gaspare Mura, docente di filosofia alla Pontificia Università Urbaniana, presentando – in un’intervista che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir – il simposio “L’uomo alle soglie del III millennio. Il disagio psichico e la ricerca di senso”, che si svolgerà il 31 marzo, a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana. Commentando fatti come l’assassinio di Novi Ligure, a cui il card. Ruini ha dedicato un ampio “excursus” della prolusione al Consiglio episcopale permanente (che si concluderà domani a Roma), Mura fa notare che “il male è una presenza oscura nella vita e nella storia del mondo e che produce, in alcuni casi, fatti gravissimi. Ma un milione di ebrei bruciati ad Auschwitz – aggiunge – non sono la stessa cosa di un incidente in automobile”. Ciò che il nostro mondo ha perso, in altre parole, “è la tragicità del male, il suo peso specifico, la sua effettiva gravità: non si è più abituati a percepire ciò che è bene e ciò che è male, e tutto ciò produce un’opacizzazione della coscienza”. E’, dunque, contro la “banalizzazione del male, che è poi la banalizzazione stessa di Dio” che secondo Mura bisogna combattere, partendo dalla consapevolezza che “il disagio psichico è diventato oggi un disagio esistenziale, non è più legato soltanto a forme patologiche”. ” “” “