“Parlare di diplomazia preventiva significa fare interventi di sviluppo e lavorare seriamente sulla difesa non violenta in un Paese”: lo ha dichiarato ieri a Roma Nicoletta Dentico, direttrice per l’Italia di Medici senza frontiere, al Seminario organizzato dall’Associazione europea di studi internazionali (Aesi), sul tema “Diplomazia preventiva e operazioni umanitarie dell’Unione europea”. Proprio ieri a Mogadiscio – secondo il bilancio fornito da fonti militari e civili – un gruppo di miliziani federali (armato dai capi-clan che si oppongono al Governo) ha rapito 6 dipendenti Onu e attaccato la sede di Medici senza frontiere, causando la morte di almeno 12 persone, tra cui alcuni civili, e circa 20 feriti di nazionalità somala. “Tre dei nostri volontari sono stati rilasciati”, ha raccontato Dentico, rivelando che ieri mattina erano partiti per Mogadiscio, prima degli scontri, “una persona e un fotografo, per documentare quanto sta accadendo” in una nazione che vive da 10 anni nella guerriglia, in “uno stato di emergenza e crisi cronica”. Secondo la rappresentante di Msf, presente in 87 Paesi con 2500 italiani e 10mila persone degli staff locali, “la politica estera delegAa a imprese multinazionali e ai privati la gestione delle sorti del mondo, affidando all’azione umanitaria la gestione di masse umane senza volto né nome: una fetta di umanità che serve a pochi o a nessuno – ha denunciato -. Ma la pace passa attraverso l’accesso per tutti all’educazione, alla salute e ai diritti fondamentali”.