GIORNATA PER I MISSIONARI MARTIRI: MONS. ANDREOZZI, “NON IMPORTA SE NON HANNO RICEVUTO LA CANONIZZAZIONE”

“Non importa se hanno già ricevuto la canonizzazione ufficiale o meno. I martiri sono comunque un punto di non ritorno per la missione. Sono il segno che la Buona novella di Gesù è annunciata ai poveri e che i poveri l’hanno fatta propria e non si stancano di cercare nei suoi testimoni quello che non possono trovare altrove”. Lo afferma mons. Giuseppe Andreozzi, direttore delle Pontificie opere missionarie alla vigilia della IX Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri che si celebra il 24 marzo. La Giornata – che quest’anno ha per tema: “Lievito della storia” – è stata istituita dal Movimento giovanile missionario delle Pom in memoria dell’assassinio, avvenuto 21 anni fa, dell’arcivescovo di San Salvador mons. Oscar Arnulfo Romero. La Giornata invita le comunità a ricordare chi ha dato la vita per il servizio all’amore, l’impegno per la pace e la giustizia attraverso gesti concreti e simbolici: in primo luogo la preghiera e il digiuno, con l’invito ad offrire il corrispettivo del pasto alle diocesi del Burundi, che più di altre hanno avuto missionari martiri. Altri segni per sottolineare la celebrazione: un drappo rosso ai piedi della croce, un cartellone con i nomi dei missionari martiri, un lume acceso sui davanzali, la visita ad un luogo di sofferenza; l’offerta della propria sofferenza in memoria dei missionari martiri e per la diffusione del Vangelo. Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000, presenta un totale di 603 martiri, compreso il genocidio del Rwanda (1994) che ha provocato almeno 248 vittime tra il personale ecclesiastico. Guardando solo agli ultimi anni, i martiri sono stati 33 nel 1995; 48 nel 1996; 68 nel 1997; 40 nel 1998; 32 nel 1999; 31 nel 2000. In questo anno 2001 già si contano 3 vittime: sr. Dionitia Mary, uccisa il 21 gennaio nella diocesi indiana di Salem; p. Tom Manjaly, ucciso il 2 febbraio nello Stato indiano del Manipur; p. Nazareno Lanciotti, morto il 21 febbraio in Brasile dopo lunga agonia seguita ad un attentato. Ad essi va aggiunto il dehoniano p. Pietro de Franceschi, che pur non essendo stato ucciso è morto in Mozambico il 30 gennaio, travolto dall’alluvione mentre soccorreva una donna che doveva essere ricoverata in ospedale.