Le parole del Papa sono “la conferma e l’incitamento ai credenti per fare tutto il possibile per rendere più umana e più rispettosa delle diverse identità di ciascuno la nostra società”. Così Antonio Nanni, vice-presidente di Cem-mondialità commenta l’appello odierno del Santo Padre in occasione della Giornata internazionale delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale. Il Papa ha chiesto che, “alla lodevole azione dei governi e delle organizzazioni internazionali” contro il razzismo, “si unisca anche quella delle comunità religiose”, ricordando ancora una volta che “nella Chiesa nessuno è straniero e tutti devono sentirsi a casa loro”. Un invito, questo, a “fare della Chiesa ‘la casa e la scuola della comunione'”. Ma, si chiede Nanni, “fino a che punto le parole autorevoli del Papa sono veramente condivise?” Secondo Nanni in Italia “stiamo registrando cambiamenti di qualche significato. Quella fiaccolata contro gli albanesi che a Novi Ligure è stata prima programmata e poi annullata è un esempio eloquente da non dimenticare anche per il futuro. Esso, infatti, ci fa capire in termini concreti in che cosa consista quel meccanismo psico-sociale che chiamiamo ‘capro espiatorio’. Se il presidente di una squadra di calcio dichiara che non può acquistare calciatori di colore perché gli ultrà della tifoseria non lo gradirebbero, un problema c’è. Se la questione del voto degli stranieri per le elezioni amministrative non è stata ancora posta all’ordine del giorno, un ritardo sui diritti di cittadinanza appare evidente”. Per questo, sottolinea, “proprio in questo tempo la Chiesa dà un apporto di coraggio e di fiducia, affinché la società italiana nel suo complesso scelga un modello di integrazione veramente fedele ai valori del Vangelo e dunque all’altezza di chi ha il dovere di annunciare il Vangelo all’inizio del terzo millennio”. ” “” “” “