“Ripartire dal Concilio Vaticano II per passare da una ecclesiologia ad una prassi di comunione e condivisione”. E’ la proposta lanciata questa mattina dalla teologa Ina Siviglia, intervenendo ad Acireale al IV Convegno delle Chiese di Sicilia con una relazione sul tema “La dimensione secolare della Chiesa e la soggettività dei laici”. “Quel gigante addormentato che sembrava essere il laicato – ha detto la teologa – si è risvegliato, ma non del tutto. Dobbiamo lasciarci afferrare dall’ansia pastorale per essere testimoni credibili e compagni dell’uomo di oggi. Il termine laico, infatti – ha specificato Siviglia- deriva da laos, popolo. Dunque, il laico è a pieno titolo membro del popolo, soggetto ecclesiale capace di ascoltare i sussulti della storia, docile alle sollecitazioni dello Spirito”. Occorre, quindi formare laici maturi, che abbiano il “coraggio di rintracciare la presenza dello Spirito anche in fenomeni circondati da alone di sospetto, che richiedono discernimento e orientamento a Cristo”. A parlare dei “testimoni laici del nostro tempo” che hanno vissuto la santità fino al martirio, è stato Luigi Accattoli, giornalista del “Corriere della sera”. Parlando ai partecipanti del Convegno siciliano Accattoli ha ricordato in particolare l’esempio di Rosario Livatino “morto non per il nome cristiano, ma per la sua fedeltà, cristianamente motivata e consapevole del rischio, ai doveri professionali e civili”. Il giornalista ha ricordato il concetto allargato di martirio sostenuta da Karl Rahner – per cui “martire è anche colui che soccombe nelle convinzioni cristiane” – e il pensiero di Von Balthasar che distingueva tra “martiri per Cristo” e “martiri per l’umanità”. Tra questi ultimi, vi sono anche i “martiri per la giustizia”. Lunga è la lista dei “testimoni siciliani” che hanno dato la vita per l’uomo e la giustizia. I loro nomi sono: Paolo Borsellino, Emanuela Setti Carraro, Salvo D’Acquisto, Carmela Leone, Pier Santi Mattarella, Giuseppe Puglisi.” “” “