CAMILLIANUM: MORALE SESSUALE CATTOLICA E NUOVI COSTUMI

Sessualità: non mero istinto, ma pulsione che esprime la ricchezza di tutta la persona umana mettendone in gioco la libertà e la capacità di relazione. Non sganciata dalla dimensione biologica, ma forte di un’identità maschile o femminile ben precisa che, già presente a livello genetico, si sviluppa e perfeziona attraverso un sano processo di crescita. Sessualità come relazioni e affetti da mantenere vivi anche nelle situazioni di disabilità e malattia, quando sembra venir meno la propria identità e il corpo “diventa un nemico inaffidabile”. Sono alcune delle riflessioni emerse nella tavola rotonda “Sessualità e malattia” promossa questa mattina a Roma dall’Istituto internazionale di teologia pastorale sanitaria “Camillianum”. “Nella sessualità si radica la nostra identità costitutiva – ha osservato Francesco D’Agostino, ordinario di filosofia del diritto presso l’Università di Tor Vergata -, eppure oggi si tende a darne una lettura riduttiva che la appiattisce” e al tempo stesso “pretende di rendere il nostro ‘io’ principio insindacabile di ogni diritto. Ma ciò non è accettabile perché farebbe crollare le premesse di ogni principio etico”. Come coniugare la morale sessuale cattolica con i nuovi costumi? Quali difficoltà pone oggi la scelta, spesso non compresa, del celibato e della castità? Sono interrogativi sollevati da Francesco Compagnoni, docente di teologia morale all’Angelicum. “Sessualità, morte e colpa” è un “intreccio emotivamente forte” frequente nella psicologia dei malati gravi, ha osservato padre Luciano Sandrin, preside del Camillianum. Una dinamica che si aggiunge alla ferita del proprio ‘io’ e “alla paura di non essere accettato, oppure di esserlo solo per pietà. E’ necessario allora che la relazione si incentri sulla comunicazione e sulla tenerezza” per declinare “i sentimenti pure nella malattia e nel dolore”. Occorre però, è intervenuta Maria Luisa Di Pietro dell’Istituto di bioetica dell’Università Cattolica, che “anche gli operatori sanitari siano formati a saper vedere il malato, qualunque siano le sue condizioni, non solo come oggetto di cura, ma come persona nella sua interezza”. ” “” “