CHIESA E GIOVANI: “NO” AGLI STEREOTIPI DEI MEDIA

Per raccontare il “fatto religioso”, le regole deontologiche “sono importanti, ma non bastano”. Lo ha detto il direttore del Sir, Paolo Bustaffa, intervenendo oggi al convegno “La Chiesa giovane con i giovani”, promosso dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum; l’incontro è il primo di un ciclo di simposio su “I segni dei tempi”, inseriti nelle attività accademiche dell’università. Facendo un bilancio del modo in cui i mass media hanno trattato il Giubileo e la Giornata mondiale della Gioventù, Bustaffa ha fatto notare che, nonostante “non ci sia stato un grandissimo atteggiamento negativo di fronte a questi eventi”, la lettura dei media “laici” è stata generalmente “incapace di elaborare lo stupore di fronte ad una Chiesa viva, giovane e per questo sorprendente”, limitandosi spesso a “trasmettere l’apparenza, non la realtà”, o alla “cultura del frammento e dello spettacolo”. Quella che è emersa dalla grande stampa, in altre parole, “è l’incapacità di leggere e raccontare la Chiesa andando oltre la dimensione orizzontale”: il Giubileo e la Giornata mondiale della Gioventù, invece, hanno dimostrato che “la comunità ecclesiale è fatta di soprattutto di volti, di persone note e sconosciute”. Per “conoscere e capire meglio la Chiesa”, ha concluso quindi il direttore del Sir, “narrare i tratti visibili e narrabili, lasciando però intravedere anche quelli inenarrabili: con umiltà, senza lasciarsi prendere dalla superbia, dal trionfalismo o dai deliri di onnipotenza”. Dopo la Gmg, ha aggiunto mons. Domenico Sigalini, direttore del Servizio Cei per la pastorale giovanile, “non ci potrà essere comunità che non si presenti come ‘laboratorio della fede’”, in grado di misurarsi con i luoghi in cui i giovani quotidianamente vivono e di comunicare mettendosi in sintonia con i loro “nuovi linguaggi”.