Sono 15mila i missionari italiani presenti oggi nel mondo, tra i quali si contano più di 8mila religiose, una testimonianza che, com’è noto, non di rado giunge al martirio. E’ il quadro tracciato questa mattina dal direttore dell’Ufficio Cei per la cooperazione missionaria tra le Chiese e delle Pom (Pontificie opere missionarie), mons. Giuseppe Andreozzi, in apertura dei lavori della seconda giornata del 45° Convegno di animazione missionaria in corso a Roma (15-18 marzo) presso la Pontificia Università Urbaniana. L’incontro, sul tema “Consacrate per la missione universale” è promosso dall’Usmi (Unione delle superiore maggiori d’Italia) e dalla Pontificia unione missionaria sacerdoti e religiose. Da Verona, diocesi che conta 800 missionari in tutto il mondo, la testimonianza del vescovo, mons. Flavio Carraro, che è anche presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese. Il destino della fede, ha dichiarato al Sir, “oggi si gioca non solo in Asia o nel ‘continente dimenticato’, l’Africa, ma anche nei Paesi di più antica evangelizzazione: quelli del vicino Oriente, l’Italia, la maggior parte dell’Europa”; una missione cui “la donna può offrire un apporto specifico e prezioso, secondo il suo ‘genio femminile’ che è innanzitutto un modo particolare di ‘sentire Dio’ e la capacità di farlo ‘parlare’ agli altri, uno stile innato fatto di intuizione, tenerezza, attenzione al prossimo, coraggio, tenacia, pazienza. Una testimonianza che, soprattutto presso alcune culture, tocca in profondità il cuore delle famiglie, punto di partenza e luogo privilegiato per un’autentica conversione”. Più in generale, ha poi osservato mons. Carraro nel suo intervento, nel terzo millennio la missione “è chiamata a saper vivere ‘sull’attenti’ l’ansia dell’annuncio, una vigilanza” che non consente compromessi o facili sincretismi e “mantiene viva, almeno a livello spirituale, la tensione al martirio”. “Annuncio e carità: due mani che si intrecciano per comunicare il Vangelo apprezzando anche i valori delle altre culture, ma sapendo dire, con chiarezza e senza timore, che l’unico salvatore è Gesù Cristo”.