E’ finita la XIII legislatura e si ha ormai una data per le politiche: il 13 maggio, quando saranno tenuti anche diversi, importanti appuntamenti elettorali amministrativi.” “Nonostante che la rincorsa elettorale di fatto fosse cominciata dopo il risultato delle elezioni regionali del 2000, con le dimissioni del secondo governo D’Alema, per ritrovare una legislatura giunta sostanzialmente al termine dei cinque anni bisogna risalire all’aprile 1992, quando Giulio Andreotti concludeva la parabola del suo settimo governo. Nel mezzo, due legislature interrotte: gli anni della lunga e confusa transizione italiana.” “E’ finita questa transizione, dopo appunto una legislatura compiuta e una competizione elettorale che si annuncia, sia pure con la presenza di diverse formazioni candidate a giocare un ruolo “terzo”, come polarizzata tra “l’Ulivo-insieme per l’Italia” e la “Casa delle libertà”, che anche nel simbolo indicano in Rutelli e Berlusconi rispettivi candidati alla presidenza del Consiglio?” “Tutti gli osservatori sono concordi nel rimandare almeno all’apertura delle urne la risposta a questa domanda tante volte rimbalzata nel decennio di cambiamenti aperto nel 1992. Nonostante infatti le piccole riforme costituzionali approvate su temi regionali negli ultimi due anni, tutte le ipotesi di nuova legge elettorale e di riforma coerente della seconda parte della costituzione sono ancora una volta fallite.” “Per segnare un punto fermo nella ormai lunghissima transizione italiana questo passaggio non può essere eluso. Ma un coerente riassetto istituzionale presuppone un quadro politico certo ed attori politici coerenti, disposti a giocare fino in fondo il gioco della stabilizzazione. E qui non sembra di potere registrare alcuna certezza. Anche da un altro punto di vista, quello del ruolo dell’Italia in Europa, su cui nella prima parte della legislatura appena conclusa è stato segnato un passaggio fondamentale, con l’adesione dell’Italia all’euro, è richiesto un passo avanti. E ancora una volta questo significa una definizione degli assetti e la certezza di un largo spazio di consenso istituzionale, prima di ogni divisione politica.” “Su queste due pre-condizioni per ogni ulteriore sviluppo della dialettica politica c’è molto da fare. All’inizio della campagna elettorale è questo il primo appello che emerge da tutti coloro che hanno a cuore il futuro del paese. Solo così la dialettica tra gli schieramenti potrà essere funzionale allo sviluppo del Paese e non alimentare aspre e sterili contrapposizioni partigiane, che eludono i veri problemi e purtroppo sono spesso ricorrenti nel nostro Dna politico nazionale.” “” “” “