EFFETTO SERRA: UN CONVEGNO DELLA CEI PER “MODIFICARE GLI STILI DI VITA”

“La qualità della vita non si misura dallo stipendio che si percepisce a fine mese, ma dalla capacità di ripensare la reale efficienza del nostro sistema di civiltà”. Lo ha detto Phillip Schimitz, dell’Università Gregoriana di Roma, aprendo oggi i lavori del seminario scientifico su “Il cambiamento climatico: quale responsabilità per i cristiani?”, promosso dall’Ufficio Cei per i problemi sociali e del lavoro e dal Servizio nazionale per il progetto culturale. Secondo Schimitz, la “risposta etica” alle mutazioni climatiche provocate dall’effetto serra e dal riscaldamento dell’atmosfera va ricercata in “forme di ascesi per creare una nuova idea della vita, un mondo in cui la dignità umana e dell’ambiente diventi il punto centrale per preservare il benessere umano”. Sul piano economico, ha osservato Ignazio Musu, dell’Università di Venezia, a nove anni dalla Conferenza-quadro di Rio de Janeiro sul cambiamento climatico è urgente “un accordo internazionale non solo per porre riparo ai danni ambientali, ma anche per attuare strategie di prevenzione”. Un obiettivo, questo, “difficile da raggiungere, soprattutto per la ‘guerra di attrito’ tra i partecipanti, per cui – ha spiegato Musu – si cerca di far pagare agli altri Paesi i costi, limitandosi a godere dei benefici”. Sul piano dei rapporti tra Nord e Sud del mondo, ha concluso il relatore, “non si può pensare di costruire un accordo economico internazionale senza adottare una ‘rivoluzione tecnologica’ nei Paesi industrializzati, per aiutare i Paesi del Terzo Mondo a cambiare il loro modello di sviluppo economico, senza però adottare acriticamente quello Occidentale”.