CENSIS: SALUTE, QUATTRO MILIONI DI ITALIANI LA CERCANO SU INTERNET

Sono oltre 4 milioni gli italiani che navigano su Internet per avere informazioni in tema di salute; quasi altrettanto numerosi i telespettatori delle principali trasmissioni dedicate alla medicina; più di un milione i lettori di riviste specializzate o che trattano il tema. Cresce l’attenzione per il proprio benessere e l’esigenza di saperne di più: l’83,6% degli italiani coinvolti in un problema di salute vuole essere informato sui meccanismi della malattia, e per il 90% il proprio medico rimane il soggetto privilegiato in cui riporre fiducia e al quale chiedere ogni tipo di spiegazione. Sono alcuni dati emersi da un’indagine realizzata dal Forum per la ricerca biomedica – associazione nata nel 1991 su iniziativa dell’Università di Milano, il Censis e alcune industrie farmaceutiche, con lo scopo di contribuire allo sviluppo della ricerca biomedica in Italia attraverso il confronto tra i principali soggetti istituzionali del settore – e dallo stesso Censis, dal titolo “Monitor biomedico 2000: comportamenti sanitari, domanda ed offerta di informazione” presentata questa mattina a Roma. Il 60,6% degli italiani, spiega Ketty Vaccaro, curatrice della ricerca giunta all’ottava edizione, considera il rapporto con il medico “una collaborazione reciproca in vista della salute”. Un ruolo sempre più attivo e corresponsabile che trova conferma nella diffusione dei comportamenti preventivi: il 34,9% degli intervistati si sottopone regolarmente a controlli medici ed esami diagnostici; il 25,6% segue una dieta specifica, il 15,2% pratica attività sportiva. Per il 50,2% degli italiani la medicina è oggi in grado di migliorare le condizioni di vita, ma il 62,1% ritiene che per il futuro essa dovrà garantire sempre più la prevenzione delle malattie. Fondamentale al riguardo il ruolo delle biotecnologie (62,1% degli intervistati). Quanto al federalismo sanitario, il 52,6% del campione ne ritiene negativo l’impatto sulla qualità dell’assistenza, mente il 40,5% esprime parere positivo; per il 93,6% tutte le Regioni dovrebbero garantire le stesse prestazioni; il 75,8% non è favorevole ad una differenziazione dei costi sul territorio.(segue)