CENSIS, DE RITA: “VIVERE NON È SOLO STAR BENE”

“Stiamo andando verso una frammentazione molecolare del sistema nazionale, e non vedo più la dimensione etica profonda, quella legata ad un’autentica cultura della medicina”. Lo ha affermato il segretario generale del Censis, Giuseppe De Rita, commentando i risultati della ricerca “Monitor biomedico 2000: comportamenti sanitari, domanda ed offerta di informazione” realizzata dal Forum per la ricerca biomedica e dallo stesso Censis e presentata questa mattina a Roma. “La forte individualizzazione del modo di pensare la nostra salute e quella degli altri – ha detto De Rita -, sembra rispondere al detto: ‘Il corpo è mio e me lo gestisco io’; al di là della provocazione mi sembra che il sistema nazionale si stia sgretolando dal basso con il rischio che venga meno la coesione sociale”. Un ulteriore rischio rilevato da De Rita è quello della “secolarizzazione della sanità”: “Se essa è a responsabilità individuale – si è chiesto – a quale etica può fare riferimento?”. Ricordando che la maggior parte degli intervistati in possesso di diploma di laurea (51,1%) si è espressa favorevolmente sul possibile utilizzo degli embrioni a scopo di ricerca, il segretario del Censis ha lamentato la scomparsa “dei datori di etica, posto che la salute e il rapporto con il proprio corpo è anche una questione etica”. Allarmante, inoltre, la percentuale del 23,9% del campione che ritiene comprimibile, tra le voci della spesa sanitaria, quella collegata alle cure per gli anziani gravemente malati: “Se si vive soltanto per stare bene – ha commentato De Rita – c’è il rischio di chiedersi perché continuare a farlo se privi della salute: l’eutanasia appare allora dietro l’angolo”.