Anche se la donna ha oggi “uguale dignità rispetto all’uomo”, nei confronti delle donne rimangono “discriminazioni difficili da superare sia nella vita sociale, sia nella vita ecclesiale”. Lo scrive padre Bartolomeo Sorge, nell’editoriale dell’ultimo numero della rivista “Popoli”, a proposito della Festa della donna, che si celebrerà come di consueto l’8 marzo. Nella vita sociale, osserva il gesuita, “è tuttora difficile alle donne, più che agli uomini, accedere alla specializzazione professionale e a posti di responsabilità nella vita pubblica. La disoccupazione colpisce maggiormente il lavoro femminile, il quale talvolta viene stimato (e retribuito) meno di quello maschile, anche a parità di rendimento”. Soprattutto, però, per Sorge “è umiliante la mercificazione della donna e del suo corpo”, tramite la pornografia, gli spot pubblicitari, i calendari “griffati”. Senza contare, poi, che “in alcune parti del mondo si praticano ancora la circoncisione femminile, l’eliminazione fisica delle bambine appena nate, l’uccisione di donne prive di dote o molte altre forme di violenza o servitù”. Sul piano ecclesiale, sostiene il gesuita, nonostante “le dichiarazioni ufficiali di stima e di sostegno, la vocazione e la missione della donna non sono ancora pienamente valorizzate”, a 35 anni dal Concilio: “Molti passi avanti – conclude Sorge – sono stati fatti, ma occorre avere più coraggio e aprire alle donne spazi maggiori di partecipazione e di responsabilità non solo nei diversi settori della vita pastorale e liturgica, ma anche negli uffici e negli incarichi dove si elaborano le decisioni”.