FRANCIA: I VESCOVI INTERVENGONO SUL DIRITTO DI ASILO

“I 908 curdi gettati sulla costa meridionale del nostro Paese nelle condizioni drammatiche a tutti note” e “le violenze a Sangatte (Pas de Calais) nel Centro della Croce rossa dove sono alloggiati da 800 a 900 persone che, notte dopo notte, spesso a rischio della loro vita, tentano di penetrare clandestinamente nel Regno unito, ricordano alle nostre coscienze di cittadini francesi ed europei la necessità di chiarire le nostre scelte giuridiche, politiche, sociali ed etiche in materia di diritto d’asilo”. Lo affermano dalla Francia, in una nota congiunta diffusa oggi, i vescovi della Commissione sociale, il presidente del Comitato episcopale delle migrazioni e il presidente di Giustizia e pace-Francia. “Un dibattito – precisano – che ormai va condotto su scala europea, dato che il trattato di Amsterdam ha deciso di trasferire all’Unione europea le competenze degli Stati membri in materia d’asilo e immigrazione, un dibattito nel quale i cristiani sono invitati a fare sentire con decisione” la loro voce. Sul tappeto, temi quali la trasparenza dei criteri d’attribuzione del diritto d’asilo; la possibilità – prevista dalla legge Chévennement del 1998 ma scarsamente utilizzata – di godere del diritto di “asilo territoriale” per chi, pur non rientrando nella categoria del rifugiato politico sia tuttavia in situazione di pericolo di vita; la condizione, abolita dalla legge citata ma di fatto tuttora esistente “dei sans papiers”, migliaia di persone che non possono essere regolarizzate ma nemmeno espulse, costrette a vivere in clandestinità. Per i vescovi francesi “questi avvenimenti dolorosi che interpellano le nostre coscienze di cittadini” debbono essere presi sul serio e diventare “un’occasione per riscattare dal silenzio e dall’anonimato tutte queste vite distrutte dalla miseria e dalla violenza”.