“Se il focolaio di guerra nell’Afghanistan non si spegne in tempi brevi, c’è il pericolo che l’antioccidentalismo del mondo islamico cresca ancora e dia luogo ad altri feroci atti di terrorismo”. A lanciare l’allarme è La Civiltà Cattolica che dedica l’editoriale del numero in uscita al terrorismo, così come si configura oggi dopo l’11 settembre. “Dobbiamo dire con estrema franchezza – scrivono i gesuiti – che l’11 settembre non è stato compiuto un atto religioso di difesa dell’islam e di punizione dei nemici di Dio, ma è stato commesso un crimine orrendo che ha offeso gravemente Dio e gettato il discredito sull’islam”. Un crimine – aggiunge Civiltà Cattolica – che “ha danneggiato gravemente anche i milioni di musulmani residenti negli Stati Uniti e in Europa, rendendo più difficile la loro accoglienza e il loro inserimento nei Paesi occidentali e facendo pesare su di essi diffidenze e sospetti di connivenza con il terrorismo islamico”. Ma c’è un altro rischio. Se la guerra in Afghanistan, osserva Civiltà Cattolica, dovesse durare a lungo “nel mondo musulmano potrebbero prevalere le tendenze estremiste, più antioccidentali, col rischio, niente affatto improbabile, di estendere la guerra ad altri Paesi”. I gesuiti rilevano infatti che nonostante le forti divisioni interne, la comunità islamica “è unita dal ‘risentimento’ contro l’Occidente ‘cristiano’, perché nei secoli passati ha ‘umiliato’ l’islam con il colonialismo e lo ‘umilia’ ancora oggi con l’imperialismo americano ed europeo, che domina politicamente e sfrutta economicamente i Paesi islamici. Perciò – concludono i gesuiti – è vero che i musulmani non si propongono né vogliono la guerra contro l’Occidente, ma non sono insensibili agli appelli antioccidentali dei fondamentalisti islamici, i quali se sono una minoranza nel mondo islamico, esercitano tuttavia un notevole richiamo su tutta la ummah islamica, in particolare sui giovani”.