PACE: GIOVANNI PAOLO II, UN INVITO ALL’ECUMENISMO DELLA PREGHIERA

Un invito all'”ecumenismo della preghiera” tra popoli diversi è stato fatto dal Papa durante la catechesi oggi, incentrata sul Salmo 116 “Invito a lodare Dio per il suo amore”. “Un ‘ecumenismo’ della preghiera – ha detto Giovanni Paolo II -, che stringe in un unico abbraccio popoli differenti per origine, storia e cultura”. In vista del raggiungimento delle pace e dell’unità per tutta l’umanità, così come profetizzato da Isaia, “Israele il popolo dell’elezione – ha sottolineato -, ha in questo orizzonte universale una missione da espletare. Deve proclamare due grandi virtù divine, che ha sperimentato vivendo l’alleanza col Signore”. Queste due virtù, ha spiegato il Papa, sono espresse con vocaboli ebraici: hésed, un termine ripetutamente usato dal Salterio, che “vuole indicare la trama dei sentimenti profondi che intercorrono tra due persone, legate da un vincolo autentico e costante. Abbraccia, perciò, valori come l’amore, la fedeltà, la misericordia, la bontà, la tenerezza. Tra noi e Dio c’è, dunque, una relazione che non è fredda, come quella che intercorre tra un imperatore e il suo suddito, ma palpitante, come quella che si sviluppa tra due amici, tra due sposi, tra genitori e figli”; l’altro termine è ‘emét, che “esprime la ‘verità’, cioè la genuinità di un rapporto, la sua autenticità e lealtà, che si conserva nonostante gli ostacoli e le prove; è la fedeltà pura e gioiosa che non conosce incrinature”. “L’amore fedele di Dio – ha ricordato il Papa – non verrà mai meno e non ci abbandonerà a noi stessi o all’oscurità del non-senso, di un destino cieco, del vuoto e della morte. Dio ci ama con un amore incondizionato, che non conosce stanchezza, che non si spegne mai”.