PROFUGHI: MONS. MARTINO (ONU), “ASSISTENZA UMANITARIA ANCHE AI RIFUGIATI INTERNI”

Aiuti materiali e assistenza umanitaria anche ai rifugiati interni: questa è una delle richieste di mons. Renato Raffaele Martino, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, durante la terza commissione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite che si è svolta il 20 novembre a New York sulle questioni relative ai rifugiati e ai profughi. Sono 22 milioni, nel mondo, le persone assistite dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e, tra questi, 3 milioni e mezzo sono i profughi afghani accolti in Iran e Pakistan. Per alleviare o risolvere, nel breve periodo, i problemi dei rifugiati, mons. Martino raccomanda alle Nazioni Unite di occuparsi della sicurezza e dell’assistenza umanitaria nei confronti di chi “ha bisogno di cibo, acqua, abbigliamento, ricovero e cure sanitarie di base”. Il rappresentante della Santa Sede invita a tenere presente anche la situazione delle persone che lasciano le proprie case a causa di guerre o persecuzioni senza però varcare le frontiere del loro Paese. Il mandato dell’Unhcr non prevede infatti l’assistenza ai rifugiati interni, ma spesso in passato, in diverse situazioni, sono stati aiutati lo stesso. La Santa Sede chiede perciò di estendere ai rifugiati interni “il diritto all’assistenza umanitaria, nonostante siano dentro un’entità sovrana e questa assistenza sia contro la volontà dei loro governi”. Oltre a queste misure, aggiunge mons. Martino, è necessario fare il possibile per “costruire una società più giusta e pacifica, la cui mancanza è la principale causa degli spostamenti delle popolazioni”. La delegazione della Santa Sede conclude con un ringraziamento a quei Paesi che “hanno avuto il coraggio di accogliere i rifugiati e di non rimanere indifferenti di fronte a questo problema globale”. Ma siccome la solidarietà presuppone anche dei “sacrifici” e in alcuni casi l’aumento della popolazione provoca “ovvie difficoltà”, con ricadute negative sull’economia locale, “in alcuni casi, l’Unhcr e i Paesi vengono incoraggiati a fornire un compenso adeguato alla gente del posto in modo da favorire l’apertura di più Paesi”.