“Lo sviluppo a scopo selettivo della diagnosi prenatale, la diagnostica pre-impianto così come l’utilizzo, la produzione e la distruzione di embrioni umani a semplice scopo di sperimentazione o per l’ottenimento di cellule staminali embrionali costituiscono dei gravi attentati al rispetto assoluto dovuto ad ogni vita e alla grandezza di ogni essere umano, che non dipende dal suo aspetto esteriore o dai legami che intrattiene con altri membri della società”. E’ il monito che Giovanni Paolo II lancia in un messaggio inviato alla 76ª Settimana sociale che si apre oggi in Francia (fino al 25 novembre) sul tema “Biologia, medicina e società”. “La Chiesa – scrive il papa – apprezza e incoraggia la ricerca nel campo della bio-medicina, quando è finalizzata alla prevenzione e alla guarigione delle malattie, al sollievo della sofferenza e al benessere dell’uomo”. Ma occorre che “la scienza non riduca l’uomo ad un oggetto, ma sia veramente e pienamente a suo servizio”. Di fronte ai progressi “folgoranti” delle scienze biomediche che “rinviano al mistero della stesso della vita”, la scienza può rimanere “talvolta stordita dal suo potere e tentata di manipolare l’uomo come se fosse oggetto o materia”. La dignità dell’uomo è minacciata soprattutto nelle fasi più critiche dell’esistenza: al momento del concepimento e della morte naturale. Una nuova tentazione si fa strada oggi ed è quella – scrive ancora il papa – di “arrogarsi il diritto di fissare, determinare, le soglie d’umanità di una singola esistenza”. Ciò esige “rispetto assoluto dell’essere umano, dalla sua fase embrionale alla fine della sua esistenza” e rispetto anche delle “cellule germinali umane in ragione del patrimonio umano di cui sono portatrici”.