“I musei ecclesiastici sono luoghi ecclesiali di sosta, studio e contemplazione, chiamati ad aprirsi al territorio rivolgendosi a famiglie, giovani, sacerdoti”. Lo evidenzia mons. Giancarlo Santi, direttore dell’Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici, che oggi pomeriggio aprirà alla Domus Pacis di Roma il terzo convegno nazionale dell’Associazione musei ecclesiastici italiani (Amei), da lui presieduta. Fino al 24 novembre esperti provenienti da tutta Italia – tra cui mons. Timothy Verdon, della Facoltà teologica di Firenze, e mons. Pierangelo Sequeri, della Facoltà teologica interregionale di Milano – discuteranno sul tema “Imprenditoria culturale e gestione dei musei ecclesiastici”. Diventa sempre più urgente “richiamare il valore teologico, spirituale ed ecclesiale di queste istituzioni”, dichiara al Sir mons. Santi, invitando a valorizzare “queste testimonianze artistiche che dovrebbero spingere i fedeli a vivere la vita spirituale anche nella dimensione della bellezza”. Per favorire la loro conoscenza sul territorio, oggi “i musei devono essere concepiti come ‘imprese’ culturali accattivanti, capaci di promuovere iniziative mirate ad attirare il pubblico”, ad esempio visite guidate, conferenze e mostre. Quest’anno in tutta Italia sono stati inaugurati 10 nuovi musei ecclesiastici, mentre quelli religiosi raggiungono il migliaio.