“La pratica della clonazione potrebbe usurpare il ruolo del creatore e perciò potrebbe essere vista come un’offesa nei confronti di Dio”. Lo ha affermato ieri mons. Raffaele Martino, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, durante il suo intervento alla sesta commissione dell’Onu sulla “Convenzione internazionale contro la clonazione riproduttiva di esseri umani”. Mons. Martino rileva l’urgenza di creare uno strumento normativo valido a livello internazionale, riguardante la possibilità di utilizzare la clonazione di esseri umani come tecnica di procreazione assistita, un’idea, precisa mons. Martino, già “rifiutata e condannata” a livello internazionale da “scienziati famosi, inclusi i pionieri della clonazione di animali”. E spiega le ragioni alla base dell’opposizione della Santa Sede, di natura antropologica ed etica, anche perché il bambino verrebbe generato “al di fuori dell’atto di amore personale”. “La clonazione è un atto predeterminato che forza l’immagine e la somiglianza con il donatore – afferma – ed è attualmente un modo per imporre il dominio su un altro essere umano a cui viene negata la dignità umana del bambino, rendendolo schiavo del volere degli altri. Il bambino sarebbe visto come un oggetto e il prodotto della fantasia di qualcuno piuttosto che come un essere umano unico, uguale in dignità a coloro che lo hanno creato”. Per questo mons. Martino mette in guardia dal rischio che la scienza porti ad abusi con “effetti imprevedibili e negativi”, o che essa si “sottometta ad interessi di qualsiasi tipo”. Anche la clonazione a fini terapeutici – ossia la produzione di embrioni da usare per la cura di alcuni malattie e poi distruggere – “deve essere regolamentata e proibita”: “Lo sfruttamento di esseri umani, richiesto da alcuni scienziati e circoli industriali, e sotto la spinta di interessi economici, mantiene tutta la sua ripugnanza etica essendo una più seria offesa alla dignità umana e al diritto alla vita, per il fatto che implica la creazione di esseri umani (embrioni) che poi verranno distrutti”. In più, conclude, la clonazione di embrioni umani è stata dichiarata “inutile a livello scientifico dal momento che le stesse cellule staminali possono essere ottenute in altri modi accettabili”.