Con un minuto di silenzio in ricordo dei quattro giornalisti uccisi in Afghanistan si è aperto ieri a Pescara il 23° congresso nazionale del sindacato dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi). Il presidente del Senato, Marcello Pera, intervenuto nella sessione inaugurale dei lavori, ha espresso il suo cordoglio alla famiglia di Maria grazia Cutuli, l’inviata dal Corriere della Sera, caduta nell’agguato in Afghanistan. “E’ un paradosso – ha osservato il presidente del Senato – che il primo e speriamo ultimo contributo di sangue offerto dall’Italia in questa guerra sia stato il sangue di una testimone, una giornalista”. “Considero la vita un bene prezioso – ha proseguito il presidente del Senato – e uno strumento per realizzare altri beni come la giustizia, la libertà, la tolleranza. Per questo sono convinto che la vita di Maria Grazia Cutuli sia stata spesa per una causa nobile”. Prima di questo ultimo agguato, ha ricordato il segretario generale della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, già altri “tre colleghi sono morti in Afghanistan per aiutare la gente a conoscere la verità tutta intera su questa guerra”. Ma, “questi non sono i soli giornalisti uccisi nel corso di quest’anno. Già 47 colleghi, nel 2001, hanno peso la vita nell’esercizio del diritto-dovere di informare” e si aggiungono ad una lista già molto lunga che annovera anche molti nomi italiani, come quelli della Alpi, di Casalegno, di Tobagi, e tanti altri. “Non credo che si tratti di eroi che vadano celebrati come martiri del giornalismo. Piuttosto dobbiamo prendere atto che l’informazione, in Afghanistan come altrove, paga i suoi prezzi, spesso molto pesanti per documentare i fatti”. ” “” “