In futuro, l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) deve dire “esattamente” come intende procedere affinché la liberalizzazione del commercio possa “incidere nei paesi più poveri” e deve dirlo “in concreto, in termini verificabili”. A chiederlo è stato ieri pomeriggio mons. Diarmuid Martin, osservatore permanente della Santa Sede presso il Wto e capo della delegazione vaticana, prendendo la parola alla Quarta Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio, in corso a Doha (Qatar) fino ad oggi. ” “”L’integrazione delle economie più poveri all’interno di un equo sistema mondiale del commercio – ha detto mons. Martin – è nell’interesse di tutti. L’aumento dello sviluppo delle economie povere è un contributo al processo globale, alla sicurezza internazionale e alla pace. In un’economia globalizzata, nessuno può essere insensibile alla situazione di coloro che permangono ai margini”. ” “Al Wto mons. Martin ha sollevato due questioni: il problema della salute pubblica nei paesi in via di sviluppo e l’accesso al mercato dei prodotti per i quali i paesi poveri possono avere un vantaggio. “L’accesso alla medicine – ha detto mons. Martin – deve essere accompagnato da un investimento programmatico in un sistema sanitario effettivo. L’accesso ai mercati deve essere accompagnato da un investimento per migliorare metodi e standard nella produzione”. “Chiaramente – ha aggiunto mons. Martin – il Wto non può prendere il controllo di un ordine di sviluppo così ampio”. Ma “solo una visione coordinata dello sviluppo ed una cooperazione strutturata tra le agenzie – ha concluso mons. Martin – può assicurare che i rapporti commerciali e gli scopi dello sviluppo procedano mano nella mano”. ” “