Dopo i tragici fatti dell’11 settembre, che oltre alle vittime innocenti stanno provocando la fuga forzata di milioni di persone dall’Afghanistan e dalla guerra, assistere i profughi non è un gesto di “carità” che sgorga “dalla bontà dei nostri cuori”, ma “un atto di giustizia dovuto”. Lo ha detto oggi il Papa, ricevendo in udienza i partecipanti alla riunione della Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni. Anche se “i modelli della migrazione umana sono cambiati”, ha proseguito Giovanni Paolo II, “il fenomeno non è meno drammatico”, ed il problema dei rifugiati “diventa sempre più acuto”. Ora, ha puntualizzato il Pontefice riferendosi all’attualità, “è il tempo per forme più generose e concrete di servizio nel campo delle migrazioni umane, per aiutare a fare in modo che i popoli già ‘marginalizzati’ non siano ulteriormente ‘penalizzati’ perché non partecipano al processo di globalizzazione economica”. L’87a Giornata mondiale delle migrazioni sarà celebrata, in Italia, domenica prossima, 18 novembre, sul tema “Dov’è tuo fratello”, e le iniziative ad essa collegate verranno presentate domani, a Roma, in una conferenza stampa (ore 11, redazione di Famiglia Cristiana). In un mondo in cui i popoli e le culture sono legati da “un’interazione sempre più stretta e complessa”, ha fatto notare il Papa, “paradossalmente assistiamo a tensioni etniche, culturali e religiose più forti, che affliggono duramente i rifugiati, particolarmente vulnerabili al pregiudizio e all’ingiustizia”. Quella della dottrina sociale della Chiesa, ha concluso Giovanni Paolo II salutando anche i membri della Fondazione Cei Migrantes, (che quest’anno festeggiano i 50 anni dall’istituzione), è una visione “condivisa non solo dagli altri cristiani, ma anche da molti seguaci delle altre grandi religioni del mondo”, e la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni ha “il grande compito di promuovere la solidarietà” in questo ambito, anche nella “ricerca di nuove modalità di cooperazione ecumenica ed interreligiosa”. ” “” “