Un uomo di “straordinaria intelligenza”, ma anche di una “correttezza” e di una “dignità” che gli “sono state unanimemente riconosciute”, nonostante “le amarezze e le ingiustizie” subite. Così il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha definito Giovanni Leone, morto nei giorni scorsi all’età di 93 anni, durante la Messa di esequie celebrata stamattina nella Chiesa di Santa Maria in Vallicella. Ripercorrendo “le innumerevoli realizzazioni del suo cammino terreno”, Ruini ha ricordato la “straordinaria intelligenza e fecondità intellettuale” di Leone, che ne hanno fatto “uno dei più insigni giuristi e avvocati italiani, di discusso valore internazionale”. Alla passione per il diritto, ha sottolineato il cardinale, l’ex capo di Stato “ha unito l’impegno e la dedizione per il bene della nostra nazione, attraverso una militanza politica esercitata con serenità ed equilibrio, che lo ha portato a ricoprire le più alte cariche dello Stato”. Citando gli anni (1971-’78) in cui Leone è stato presidente della Repubblica, Ruini ha affermato che in quel periodo “ha conosciuto le amarezze e le ingiustizie più gravi, che lo hanno costretto a dimissioni anticipate”. Ma Leone era “un uomo onesto, che ritiene di aver servito il paese con correttezza istituzionale e dignità morale”, ha commentato Ruini citando le parole che lo stesso Presidente aveva usato, congedandosi in forzato anticipo dagli italiani. Una “correttezza e dignità” che gli “sono state poi unanimemente riconosciute, quando Giovanni Leone era ancora tra noi”, ha aggiunto il cardinale. L’amore per la sua famiglia (“profonda ragione di vita e in ogni circostanza rifugio sicuro”, che costituisce “una testimonianza di alto valore” per il popolo italiano) e quello per la fede, difesa “contro il tarlo roditore del dubbio”: questi altri due tratti salienti della personalità di Leone nominati dal vicario del Papa, che ne ha ricordato anche la “cordiale e spontanea bonomia napoletana”.