“Dopo l’11 settembre si attendevano un milione e mezzo di profughi. Una previsione che non si è avverata”, racconta Diderik Van Halsema, portavoce di Medici senza Frontiere (Msf), in Pakistan dalla fine di settembre e appena rientrato in Italia, intervenendo all’incontro-dibattito “Voci dall’Afganistan”. Msf, organizzazione internazionale indipendente di aiuto umanitario, premio nobel per la pace 1999, lavora in Afganistan dal 1980. In seguito all’attentato terroristico, il personale ‘occidentale’ ha dovuto lasciare il paese, fatta eccezione per alcune missioni nel nord-est. “La priorità è tornare nelle 13 provincie in zona talebana dove sono rimasti i nostri collaboratori locali e assistere la popolazione ancora presente in quella parte del paese”, continua Van Halsema. “Msf ha iniziato le prime vaccinazioni di bambini e le prime consultazioni. Poche ferite di guerra. La maggior parte degli assistiti lamenta forti mal di testa e disturbi dell’udito, sintomi legati ai bombardamenti. La vera emergenza è l’acqua. Abbiamo installato cisterne e costruito latrine, ma la situazione è critica”. Il 24 ottobre Msf ha cominciato a prestare soccorso ai primi rifugiati a Chaman, città pakistana confinante con l’Afganistan. Le persone accolte nel campo profughi sono circa 2500. “Sono i più forti, quelli che riescono ad affrontare il viaggio e che hanno qualche soldo”. La zona è “ostile” e “inaccessibile” dal punto di vista logistico. “L’ambiente tribale è ostico nei confronti degli occidentali, il territorio è impervio e manca l’acqua potabile”. Si aggiunge poi la questione politica. Il Pakistan, e ora anche l’Iran, “ha chiuso le frontiere e non vuole accettare nuovi profughi”. La popolazione afgana respinta è allo stremo e preme alle frontiere dei due paesi confinanti. “I diritti umani di questa gente sono palesemente violati”, conclude Van Halsema. “Il nostro personale afgano è in questo momento la spina dorsale di tutta l’organizzazione. Nonostante le difficoltà (a Kandahar un magazzino di Msf è stato saccheggiato, tra l’altro) portano avanti il programma di base in modo straordinario: aiuto nutrizionale e assistenza medica negli ospedali”. Dal primo ottobre ad oggi Msf ha inviato diversi cargo con aiuti umanitari destinati ai progetti in Afganistan: farmaci, cibo iperproteico, gruppi elettrogeni, cisterne, tende, coperte.” “” “” “” “