ECUMENISMO: LA "CARTA EUROPEA", SEMPRE PIÙ POPOLARE

"Il documento di un grande incontro fra le tradizioni liberale e cristiana europee, il frutto della stretta connessione tra Chiese e mondo europeo dei diritti, non casualmente firmato a Strasburgo, città di grande valore simbolico nella storia e nella cultura dell’Europa". Gianni Long, presidente della Fcei (Federazione chiese evangeliche in Italia), descrive così la "Charta oecumenica" siglata nella capitale dell’Alsazia lo scorso 22 aprile a conclusione dell’Incontro ecumenico che aveva riunito per la circostanza cento rappresentanti delle Chiese cristiane e cento giovani del continente. L’occasione è offerta dal convegno dei delegati diocesani per l’ecumenismo e il dialogo che, promosso dalla competente Commissione Cei, si è aperto ieri a Roma (fino al 7) su "La ripresa del dialogo ecumenico in Italia dopo il Giubileo e in seguito alla Novo millennio ineunte e alla Charta oecumenica". E il documento di Strasburgo è stato al centro della tavola rotonda si è svolta stamani tra i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane. Secondo Long "la Carta rispecchia la mentalità e l’esperienza ecumenica che caratterizza l’Europa centrale di lingua tedesca che ha dato il più forte contributo alla sua elaborazione"; si tratta, per l’Italia, di "adattarla alla realtà nazionale" mantenendone però il respiro europeo. Taluni la "ritengono duramente impegnativa, altri incompleta o prematura – ha osservato il metropolita ortodosso d’Italia ed esarca per l’Europa meridionale Gennadios Zervos -, ma ciò significa dimenticare la presenza dello Spirito che apre i cuori e conduce alla santità". Chi "lavora per l’ecumenismo – ha aggiunto – deve essere autentico uomo di Dio; ai vescovi il compito di far conoscere, amare e vivere a tutto il popolo cristiano la fatica dell’ideale di unità e riconciliazione contenuto nel documento". "Una profezia condivisa chiamata ad entrare nelle diverse situazioni per reinterpretarle": questo, ad avviso di mons. Vincenzo Savio, vescovo di Belluno-Feltre e segretario della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, è la Carta, documento "ancora perfezionabile, ma il cui valore pedagogico si rispecchia anche nel metodo di confronto che ha condotto alla sua elaborazione, valido modello per ulteriori esperienze ecumeniche". Uno strumento "che dovrà accompagnare la pastorale ordinaria ed essere temuto presente dagli operatori della catechesi, dagli insegnanti di religione, dalle aggregazioni laicali".