"La guerra è cosa troppo importante per lasciarla fare solo ai gerarchi o anche solo ai politici, senza alcun afflato di umanità e di compassione". Le Chiese cristiane e le grandi religioni devono "sviluppare lo spirito di Assisi, che non è buonismo imbelle ma spirito di misericordia, di compassione, di riconciliazione, di perdono". Con questo invito ad entrare nella storia, mons. Giuseppe Chiaretti, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, ha aperto ieri sera a Roma il convegno dei delegati diocesani che si concluderà domani. Globalizzazione, integrazione e rapporto con l’Islam. Sono queste le "tre grandi questioni" che si presentano alle Chiese oggi. "I cristiani divisi tra loro ha detto Chiaretti hanno mostrato tutta la loro impotenza nel farsi voce dei poveri. E allora non c’è da meravigliarsi molto se i poveri, con gesti folli, si arrogano la pretesa di essere i giustizieri di Dio". Sul tema dell’integrazione, il presidente della Commissione Cei ha detto: "I cattolici in Italia operano molto e bene sul piano della prima accoglienza; ma devono forse operare con più coraggio sul piano dell’integrazione, non limitandosi alla difensiva, ma aprendo il dialogo sui temi più scottanti". La terza grande questione è quella islamica che "impone approcci meno emotivi e più realistici". "Le soluzioni ‘guerra’ o ‘ghetti’ o ‘far finta che il problema non esiste’ non hanno e non possono aver seguito; rimane l’integrazione, non quella forzosa ma quella dialogata". "Ma c’è un altro aspetto ha aggiunto Chiaretti dello scontro in atto ed un’altra provvidenziale opportunità: quella di provocare entro lo zoccolo duro dell’islamismo la presa di coscienza della ‘modernità’ e delle sue esigenze, non nel senso di una resa sul piano etico, ma nel senso di una incrinatura decisiva dell’asse religione-legislazione civile, o in altre parole, fede e politica, Stato e Chiesa". "Solo allora ha concluso Chiaretti la tolleranza e la convivenza pacifica potranno essere pienamente possibili".