Lo riferisce “La nostra Domenica”, il settimanale diocesano di Bergamo nell’ultimo numero di ottobre. “Strano o forse no – si legge nel settimanale – ma l’appello della Caritas diocesana di Bergamo per l’Afghanistan non attacca”. Già in altre occasioni, evidenzia “La nostra Domenica”, lo stesso ente aveva lanciato degli appelli, Nicaragua, Mozambico, Colombia, Kossovo e per tutte le altre emergenze umanitarie, “ma questa volta niente da fare, non attacca. Non si riesce a convincere i bergamaschi a scucire qualcosa”.” “”Perché?”, si chiede il settimanale. “O i bergamaschi sono, legittimamente, stanchi di queste sottoscrizioni, e allora bisogna inventare altre soluzioni per la solidarietà, perché 60, 70 o 80 milioni raccolti finora dopo 15 giorni di bombardamenti sono davvero troppo pochi, o altrimenti l’Afghanistan è troppo lontano da Bergamo e i bergamaschi si sentono troppo diversi dagli orientali”. Una situazione che non ha precedenti: per il Kossovo, in soli due mesi furono raccolti nella diocesi circa due miliardi. Oppure, conclude il settimanale, il problema, “ma si spera di no”, sta nel “corto circuito che troppo facilmente si fa e per il quale gli islamici sono anche terroristi. Ripetiamo speriamo di no. Bisogna ricordare che nelle guerre chi paga è il più povero – don Claudio Visconti, vice direttore della Caritas bergamasca – e che è sbagliato pensare afghano uguale terrorista. Chiediamo alla gente di fare un distinguo e di non generalizzare. La solidarietà non si lasci inficiare da queste opinioni sbagliate”. “Anche se la campagna è appena all’inizio registriamo una risposta al di sotto delle attese – confermano dalla Caritas italiana -. Anche noi crediamo che tra le cause ci sia l’identificazione semplicistica tra regime talebano e popolo afgano, quest’ultimo vessato da decenni di soprusi e di guerre”. Tra le ragioni che spiegano un certo rallentamento nelle offerte, “un dato non aggiornato e incompleto parla, finora, di 115 milioni e 300 offerenti”, per la Caritas vi è anche “l’idea della gente che, viste le frontiere chiuse dell’Afghanistan, crede che non si possa far molto per la popolazione. Invece l’azione dei nostri operatori e quelli di altri enti cerca di portare assistenza e soccorso ai profughi ammassati ai confini del Pakistan e dell’Iran. Per questo più che mai serve la solidarietà del popolo italiano”.” “” “