“Riuscire a non entrare nella spirale di violenza, significa combattere chi questi atti terroristici li compie davvero. Il gioco delle rappresaglie è micidiale”. A mettere in guardia sulle possibili ripercussioni che la strage di Behawalpur contro i cristiani può provocare, è Gianni Long, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Insieme all’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) la federazione presenterà una dichiarazione congiunta per condannare il terrorismo. “L’iniziativa – spiega Long – vuole essere un segnale e dire che il nemico non è l’altro, chiunque esso sia. Ci sono nemici dell’umanità ma non sono né i cristiani né i musulmani”. Insomma, “non si può assolutamente dire che la differenza tra chi ama la pace e il suo prossimo e chi il suo prossimo invece lo uccide, è la stessa di quella che c’è tra cristiani e musulmani”. “Era prevedibile – ha proseguito Long – che i fatti terribili dell’11 settembre avrebbero scatenato delle conseguenze. Quello da cui ora bisogna guardarsi, è la tentazione di chiudersi al proprio vicino”. “Ai tempi del Medioevo – ricorda Long – ogni famiglia erigeva la sua torre per difendersi dai vicini. Quello è un modello di società non solo da evitare ma tra l’altro anche impraticabile, in un mondo molto più affollato di quello che era il Medioevo. Se ciascuno si chiude nella sua torre, è chiaro non c’è più nessuna possibilità di vita civile”. Gianni Long si definisce “colpito” dal fatto che domenica sia stati uccisi dei protestanti riuniti in culto in una chiesa cattolica. “E’ fatale – commenta – che i contrasti si superino e le differenze si relativizzano, quando si vive insieme in situazioni di emarginazione e in contesti di minoranza”.