SINODO DEI VESCOVI: MESSAGGIO FINALE, “IL VESCOVO, UOMO DELLA SPERANZA E DELL’UNITÀ”

Nel Messaggio conclusivo del Sinodo dei vescovi viene delineata la figura del vescovo, quale “servitore del Vangelo della speranza” e “tessitore di unità”. Il vescovo, si legge, è chiamato ad una “forma molto attuale di santità” caratterizzata “dall’apertura a tutti”, dalla pazienza e dal coraggio. Da qui l’invito ad una “povertà evangelica”, cioè capace di liberare “le energie per l’amore e il servizio. Anche “comunione e collegialità – scrivono -, vissute in pienezza, contribuiscono all’equilibrio umano e spirituale del vescovo”. La Chiesa diventa quindi “casa e scuola di comunione” attraverso “l’accoglienza di tutti, la lectio divina, la liturgia, la diaconia e la testimonianza”: “Questa è la sfida spirituale e pedagogica che condurrà il vescovo a nutrire la fede di alcuni – spiegano -, risvegliare quella degli altri, annunciarla a tutti con sicurezza. Sosterrà incessantemente il fervore delle parrocchie e le spronerà, con i sacerdoti che le guidano, nello slancio missionario. Movimenti, piccole comunità, servizi di formazione o di carità che costituiscono il tessuto della vita cristiana, goderanno della sua vigilanza e attenzione”. Allo stesso modo il vescovo dovrà “dedicarsi con amore al dialogo ecumenico e a formare i fedeli alla sua giusta comprensione”. Il messaggio indirizza poi una serie di ringraziamenti ai sacerdoti, ai religiosi/e, ai diaconi permanenti, alle persone consacrate e ai laici, che invitano a testimoniare il Vangelo “in particolare nell’universo dei media e per la salvaguardia della creazione” e a riunirsi in “un apostolato organizzato per essere in prima linea nella necessaria lotta per la giustizia e la solidarietà”.