“Una mappa degli egoismi planetari”: così il direttore della Caritas diocesana di Roma, mons. Guerino Di Tora, ha definito il IX Dossier statistico sull’immigrazione 2001, durante la presentazione del Rapporto avvenuta stamani nella capitale e, contemporaneamente, a Milano e Torino. “In un mondo ormai globalizzato per le esportazioni di prodotti e servizi, perché l’immigrato è considerato un pericolo?”, si è chiesto Di Tora, invitando il Governo a semplificare le norme d’ingresso regolare e a una maggiore attenzione “alle forze ecclesiali e sociali da sempre impegnate in questo campo. Vicino ai migranti non devono esserci solo la Chiesa, le associazioni o qualche partito, ma l’intera società che trae vantaggio dalla loro presenza”. “Non serve demonizzare le differenze – ha osservato -: risulta positiva l’integrazione scolastica e nel dialogo interreligioso con molti fratelli musulmani c’è una reciproca accettazione”. Il disegno di legge sull’immigrazione desta nel direttore della Caritas romana “non poche preoccupazioni: è orientato in senso restrittivo su ricongiungimenti familiari, espulsione degli irregolari, contratto di lavoro collegato al permesso di soggiorno. Si rischia di colpire indiscriminatamente tutti gli immigrati”. Invece viviamo “il tempo dell’integrazione, ma bisogna volerla, perché il lavoratore immigrato non è un ospite, ma un nuovo cittadino; inoltre solo un quarto dei coniugati ha i figli con sé: un dato grave per un’ordinata convivenza”, ha rilevato Franco Pittau, coordinatore del Dossier. Il vescovo Attilio Nicora della Cei ha evidenziato la presenza crescente degli “immigrati per motivi religiosi: seminaristi, sacerdoti e suore che in qualche caso rischiano di essere considerati a loro volta ‘forza-lavoro’. Anche in questo campo occorre parlare di integrazione”.