“La Chiesa non è un agente morale internazionale che deve dare una sorta di ‘permesso etico’ a questo o quel governo”: la sua è una riflessione sulla “condanna del terrorismo e di qualsiasi azione di violenza” che “si situa ad un livello più alto” della semplice ricerca delle cause politiche o economiche dei conflitti, e invita “tutte le religioni e le civiltà ad un esame di coscienza per vedere quali parti di egoismo, violenza e ingiustizia abbiamo dentro di noi e cambiare vita”. Intervenendo ad un “briefing” sul Sinodo dei vescovi, in corso in Vaticano fino al 27 ottobre, il card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, ha riferito che nei circa 25 interventi dei vescovi nelle Congregazioni generali e nei Circoli minori ci sono stati “accenni” alla drammatica situazione internazionale, ma non è stata elaborata una “visione complessiva” dei fatti seguiti all’11 settembre, che “probabilmente” troveranno spazio nel messaggio finale e nel documento del Papa. “Dopo l’11 settembre – ha commentato Martini rispondendo alla domanda di un giornalista – la situazione mondiale è cambiata, ed è condivisibile il senso di angoscia e terrore che circola tra la gente”. Ciononostante, ha precisato il cardinale, “non c’è nessun motivo per proclamare guerre di religione o di civiltà”, e l’escalation della violenza può essere scongiurata se “le persone religiose si schierano per la possibilità di dialogo” (segue).