“La guerra e la morte sono arrivate persino sulla piazza della Basilica della Natività di Nostro Signore”. Non sembra esserci limite al conflitto tra Israele ed i Palestinesi, che sembra avere come posta ormai la destabilizzazione definitiva dell’Autorità Nazionale Palestinese, prima che scocchi irrimediabile l’ora del negoziato nel quadro di quel nuovo e più stabile ordine che si va delineando in relazione alla mobilitazione contro il terrorismo internazionale.” “Le parole del Papa sono piene di dolore: “nel nome di Dio ripeto ancora una volta: la violenza è per tutti solo un cammino di morte e di distruzione, che disonora la santità di Dio e la dignità dell’uomo”. C’è la constatazione di come la scorciatoia militare sia sempre più seducente, come il partito della guerra (che è anche quello della disperazione) sia nell’uno che nell’altro campo sia sempre più forte. Ma c’è anche la speranza. Una speranza che non viene smentita da una guerra che continua a fare più vittime della “guerra invisibile” in Afghanistan. Così Giovanni Paolo II insiste sul significato di quella terra, “Santa per gli Ebrei, per i Cristiani e per i Musulmani”. E ricorda che “deve essere impegno di tutti renderla finalmente Terra di pace e di fraternità”.” “Crede insomma, il Papa, in un circuito virtuoso tra religione, identità e politica, nazionale e internazionale, che ormai decenni di guerra sembrano smentire. Ma questa rimane l’unica prospettiva per dare soluzione stabile ad un groviglio di tensioni che, come si è visto a proposito degli appelli dissennati alla “guerra santa” circolati in queste settimane, rappresenta un passaggio assolutamente ineludibile per la comunità internazionale.” “La guerra di fronte alla Basilica oltre l’insensatezza della logica delle rappresaglie e della morte tuttavia mette in luce un dato strutturale assai preoccupante: l’evidente emarginazione e la progressiva espulsione della presenza cristiana in Terrasanta. Essa tuttavia ha svolto storicamente un ruolo di grande rilievo e in prospettiva una stabile soluzione per l’assetto di Gerusalemme non può prescinderne. Proprio la presenza di comunità cristiane, oltre che dei luoghi santi cristiani, infatti sottolinea come la soluzione per la Terrasanta non possa non passare una positiva assunzione di responsabilità da parte di tutta la comunità internazionale, proprio per andare definitivamente al di là del cozzo di opposti fondamentalismi, quegli stessi che appunto, strumentalizzando la religione, sono alla base del “partito della guerra” trasversalmente attivo ed a tratti egemone sia nel campo israeliano che in quello palestinese.” “” “