Le vie per “una piena attuazione” delle responsabilità familiari passano “innanzitutto per un ritorno alla Costituzione, che è rimasta in parte un progetto non realizzato”. Lo ha detto Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, intervenendo oggi al convegno su “Famiglia soggetto sociale: radici, sfide e progetti”, promosso dalla Commissione episcopale per la famiglia e la vita, dal Servizio Cei per il progetto culturale e dal Forum delle associazioni familiari. “Con un ordinamento giuridico più favorevole – è la tesi di Dalla Torre – molto probabilmente l’area della crisi dell’istituto familiare potrebbe essere ristretta, e soprattutto potrebbero acquisirsi notevoli benefici, per i singoli e per la comunità generale, a seguito di un miglioramento delle condizioni giuridiche in cui la famiglia è chiamata a vivere e ad operare”. Gli interventi legislativi in materia familiare, invece, “da due secoli a questa parte”, “sembrano essere alternativamente incentrati – fa notare il giurista – o sulle ragioni dell’individuo, o su quelle dello Stato. Da due secoli la famiglia sembra scomparire progressivamente come soggetto portatore di interessi distinti da quelli dei suoi componenti, ancorché solidali con questi, e meritevoli di tutela”. Per la Costituzione, invece, “la natura propria della famiglia è di essere, nella sua originarietà ed autonomia rispetto a qualsiasi altra formazione sociale, strumento di mediazione e di collegamento fra individuo e collettività più ampia”. Di qui, per il relatore, il “dovere dello Stato di creare le condizioni che permettano alla famiglia di perseguire le proprie finalità e di prevedere un suo intervento sostitutivo della famiglia solo nei casi di incapacità di quest’ultima a provvedere a se stessa”.