MONS. MARTINO (SANTA SEDE) ALL’ONU, "SOLO DISARMO E GIUSTIZIA SOCIALE PORTERANNO LA PACE"

Solo il disarmo e lo sradicamento della povertà e delle ingiustizie sociali sono le condizioni necessarie a mantenere la pace nel mondo: "Non abbiamo altra scelta se l’umanità vuole sopravvivere". E’ questo, in sintesi, il contenuto dell’intervento di mons. Renato Raffaele Martino, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, pronunciato ieri a New York – ma diffuso oggi dalla Sala Stampa vaticana – nel corso della 56ª Sessione dell’Assemblea generale dell’Onu. Mons. Martino fa una analisi delle cause che, a suo parere, hanno generato il terrorismo che ha sconvolto il mondo l’11 settembre, ricordando che "i responsabili devono essere arrestati e assicurati alla giustizia attraverso un dovuto processo" e che ciò va fatto "senza esporre civili innocenti alla morte e alla distruzione": "Giustizia, non vendetta, deve essere il nostro obiettivo". Tra i vari fattori, di natura, politica, economica, sociale, religiosa e culturale, mons. Martino indica la povertà: "Non potremo combattere con successo il terrorismo se non eliminiamo le disparità tra ricchi e poveri. Dobbiamo riconoscere che la disuguaglianza globale è fondamentalmente incompatibile con la sicurezza globale". "Cercare le cause del terrorismo – precisa mons. Martino – non vuol dire giustificare il terrorismo. Ma ogni sforzo serio per ridurre il crimine non può essere limitato solo all’intensificazione del lavoro di polizia. Ogni campagna seria contro il terrorismo deve intercettare le condizioni economiche, sociali e politiche che nutrono l’emergenza del terrorismo". Mons. Martino ha ricordato il crescente "gap" tra ricchi e poveri, con un quinto della popolazione mondiale che controlla l’80% delle risorse: "Questo non è solamente ingiusto – afferma -; è una minaccia alla stabilità del pianeta". Per questo le "Nazioni devono lavorare insieme per ridurre le disuguaglianze e migliorare la stabilità globale. Continuare a mantenere un ingiusto status quo porterà inevitabilmente altri conflitti nei decenni a venire". Mons. Martino ha denunciato l’enorme diffusione delle armi leggere, che "ogni settimana uccidono 10.000 persone nel mondo, in maggioranza civili". E ha invitato tutti i Paesi a intensificare gli sforzi per la messa al bando delle armi di distruzione di massa, soprattutto attraverso una adesione fattiva al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, incluse quelle chimiche e biologiche.