La famiglia ha “un valore sociale e pubblico” che “deve essere riconosciuto, tutelato e promosso”, passando “da una considerazione della famiglia come settore a una visione della famiglia come criterio di misura di tutta l’azione politica”. E’ quanto scrive Giovanni Paolo II, nel messaggio indirizzato al card. Camillo Ruini, presidente della Cei, a vent’anni dall’esortazione apostolica “Familiaris consortio”. Il Papa, in particolare, invita a “superare ogni ingenuo e improprio dualismo tra vita spirituale e vita sociale” e ricorda che, “in quanto cellula fondamentale della Chiesa e della società”, la famiglia “ha sempre un valore sociale e pubblico, che deve essere riconosciuto, tutelato e promosso”. “Troppo spesso”, lamenta invece il Santo Padre, “questa verità viene dimenticata, falsificata e calpestata”: di qui l’invito a moltiplicare “le forme di mobilitazione delle famiglie, le iniziative culturali, sociali e politiche che, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, siano in grado di aiutare i responsabili del bene comune a operare coerentemente con la verità dell’uomo, che comporta sempre, e in primo luogo, la tutela della vita umana, del matrimonio e della famiglia”. Da tempo, ricorda Giovanni Paolo II, la Chiesa italiana “opera in questa direzione, coniugando, nell’ottica del progetto culturale, l’azione pastorale con una incisiva presenza sui fronti della cultura e della comunicazione”. I vent’anni dalla “Familiaris consortio”, per il Papa, sono serviti per “far maturare una diffusa consapevolezza della vocazione e della missione della famiglia” e ad inagurare “una nuova stagione di vivace protagonismo”: ora, dunque, è il tempo della “maturità”, della “stagione della piena assunzione di responsabilità” (segue).