“La povertà è dappertutto, perché ci sono paesi caratterizzati da una prevalente povertà materiale e altri, più ricchi, dove si possono trovare povertà di altro genere: morale, spirituali, psicologiche, sociali”: lo ha detto alla conferenza stampa svolta questa mattina in Vaticano per presentare la “Relatio post disceptationem”, il presidente delegato del Sinodo card. Bernard Agré, arcivescovo di Abidjan. “Anche il cosiddetto primo mondo – ha aggiunto – ha la sua fetta di povertà. Nessuno può dire ‘io sono ricco’. Il povero è infatti colui che ha bisogno di un altro per uscire da una situazione difficile. E’ bello immaginare uno scambio tra coloro che sono ricchi materialmente e coloro che hanno ricchezze di altro genere”. E’ stato anche chiesto se fosse stato affrontato il tema della “sussidiarietà” tra le varie componenti della Chiesa. Il card. Bergoglio (Buenos Aires) ha risposto che “è insufficiente per comprendere la Chiesa l’applicazione alla sua struttura del principio di sussidiarietà, come è usato dalla sociologia. Accanto ad esso, infatti, bisogna ricordare il principio di ‘comunione’ che regge tutta la vita della Chiesa nel continuo impegno all’unità”. Questo impegno per il dialogo non vale solo all’interno della Chiesa, ma anche nei confronti delle altre religioni. Il card. Ivan Dias, arcivescovo di Bombay (India),riferendosi all’attenzione mondiale ai rapporti tra cristianesimo e islam dopo gli attentati terroristici, ha ricordato che nel suo Paese, dove vivono circa 150 milioni di musulmani, “i rapporti tra cattolici e credenti nell’Islam sono buoni, mentre semmai si registrano tensioni con il mondo induista”.