L'”apertura missionaria” del vescovo, e in particolare la sua capacità di “essere profeta di giustizia”, ha sottolineato il card. Bergoglio, sono altri due temi che stanno molto a cuore ai partecipanti all’assise episcopale. “Ogni vescovo – ha detto il relatore – deve essere ben consapevole della natura missionaria del proprio ministro pastorale”, e tutta l’attività pastorale diocesana deve essere “preoccupata di suscitare, promuovere e dirigere le opere di evangelizzazione, in modo da incoraggiare e conservare sempre vivo l’ardore missionario dei fedeli”. “Incoraggiare la dimensione missionaria nella propria Chiesa particolare”, ha spiegato Bergoglio, significa promuovere “valori fondamentali come il riconoscimento del prossimo, il rispetto della diversità culturale e una sana interazione fra le culture diverse”. E’ il “carattere sempre più multiculturale delle nostre civiltà e delle nostre società”, del resto, comporta “nuove e inedite situazioni missionarie”, che richiedono anche un vescovo capace di essere “profeta di giustizia”. “Di fronte a un sistema economico ingiusto, con dissonanze strutturali molto forti – ha osservato il relatore – , la situazione degli emarginati si fa ogni volta peggiore. Oggi c’è fame. I poveri, i giovani, i rifugiati, sono le vittime di questa nuova civiltà’. Anche la donna in molti luoghi è sminuita e oggetto della civiltà edonista”. Di qui la necessità, per il vescovo, di “predicare incessantemente” la dottrina sociale della Chiesa, ma anche di “esprimere un giudizio autentico in materia di fede e di morale”. A proposito del Sinodo dei vescovi inteso come istituzione ecclesiale, Bergoglio ha affermato che “esiste un consenso generale” sulla sua validità, e che in futuro si potrebbe “convocare con maggiore frequenza” le Assemblee generali straordinarie. ” “” “