SINODO DEI VESCOVI: SUPERARE DIVISIONI E DISUGUAGLIANZE SOCIALI

Un appello per superare le divisioni e le disuguaglianze sociali nella Chiesa e nel mondo è emerso ieri pomeriggio da alcuni interventi nel corso della quattordicesima congregazione generale della X Assemblea del Sinodo dei vescovi, in corso in Vaticano fino al 27 ottobre. Mons. Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo e presidente della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina, ha constatato “con dolore”, che “il mondo di oggi è diviso” e che “ci sono, purtroppo, anche le divisioni nella Chiesa”. “Il superamento delle divisioni esistenti nella Chiesa e nel mondo attuale – ha detto il cardinale Puljic – offrirà una carica speciale di speranza all’umanità del nostro tempo”. L’Europa, ha sottolineato, “non può rimanere divisa tra l’Europa occidentale e l’Europa orientale. Il mondo non può restare diviso tra il Nord e il Sud, tra i Paesi ricchi e sviluppati ed i Paesi poveri e meno sviluppati. Le Nazioni non possono continuare ad essere divise in Nazioni civili e in Nazioni non considerate civili”. Secondo il cardinale Puljic “la risposta alla divisione del mondo odierno è il dialogo sincero tra le Nazioni e i Popoli”. Il ruolo del vescovo di fronte alle enormi disuguaglianze sociali è stato rimarcato anche da mons. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani (Repubblica democratica del Congo): “Ad un’umanità profondamente divisa dalle differenze sociali e da una cultura politica che integra il ricco e potente escludendo il povero e il debole”, ha affermato mons. Monsengwo Pasinya, il vescovo “deve gridare a tutti coloro che si compiacciono dell’ingiustizia, dell’oppressione, della violazione dei diritti della persona e della sua dignità, del contrabbando delle armi, dell’organizzazione – ancora oggi – della schiavitù, crimine abominevole e iniquo”. Il Vangelo, ha precisato, “obbliga il vescovo a integrare armoniosamente nazionalismo e patriottismo da un lato e fratellanza universale e carità pastorale dall’altro, esercitando il più possibile un ministero di mediazione e di riconciliazione tra fratelli nemici”. E, tra le righe, trapelano anche aspetti dell’umanità di un vescovo, che spesso, come ha raccontato mons. Monsengwo Pasinya, “fatica a trattenere le lacrime davanti ad un bambino scheletrico e condannato a morte a causa dell’inaridimento del cuore di quanti instaurano o appoggiano dei sistemi politici corrotti e poco rispettosi della dignità umana”.